Il benessere del cavallo in allevamento

di Gaia Rusconi

Negli ultimi anni il campo dell’allevamento equino ha subito notevoli cambiamenti atti a salvaguardare il benessere degli animali grazie alle nuove normative UE in vigore che hanno riscosso enorme interesse tra allevatori ed esperti del settore.

È stato provato che il rispetto delle caratteristiche naturali del cavallo in cattività garantisce nell’immediato migliori performance riproduttive, e sportive nel lungo periodo. Ma esistono delle regole che deve seguire l’allevatore per assicurare il benessere ai propri cavalli? Come si può applicare la pratica alla teoria?

Innanzitutto, è necessario spiegare cosa si intende con il concetto di benessere animale. Il cavallo, nel corso della sua evoluzione, ha sviluppato caratteristiche fisiche, fisiologiche e caratteriali che gli hanno permesso di sopravvivere nel suo habitat. Il benessere è una condizione intrinseca dell’animale, esso non riguarda solo il benessere fisico ma include anche il benessere psicologico e la capacità di esprimere i comportamenti naturali in armonia con il proprio ambiente.  “… il benessere di un animale è determinato dalla sua capacità di evitare sofferenze e mantenersi in salute … e include sia la condizione fisica che lo stato mentale (dell’animale)” (Webster, 1998). Nel 1965 in Inghilterra la “Brambell Committee” guidata da F.W.Rogers Brambell, zoologo ed embriologo inglese, incaricata dal governo, stilò il “Brambell Report”. Questo documento è il primo rapporto ufficiale che tratta del benessere degli animali allevati in sistemi intensivi ed è basato su “5 libertà” che riguardano: alimentazione, ambiente, salute, comportamento e timore. Usando le leggi del “Brambell Report” come base teorica per la salvaguardia del benessere animale, di seguito verranno proposti consigli pratici per l’attuazione delle suddette nell’allevamento equino.

1. Libertà dalla fame, dalla sete e dalla cattiva nutrizione
Per il rispetto di questo punto è importante tenere in considerazione le esigenze specifiche riguardanti quantità, qualità e frequenza dei pasti in base all’età, alle funzioni fisiologiche, alla salute e alle performance. Il cavallo è un erbivoro e spende la maggior parte del suo tempo mangiando. Ha un lungo ed unico sistema digestivo che coinvolge principalmente l’intestino e richiede una dieta ricca di fibre da consumare in piccole quantità durante il giorno. In natura il cavallo si nutre principalmente di erba che da sola offre tutti i nutrienti di cui ha bisogno. In allevamento l’erba è sostituita dal fieno che deve essere di buona qualità e proposto più volte al giorno e dall’erba medica che deve essere somministrata a piccole dosi periodicamente. Per i cavalli in lavoro, in riproduzione e per i puledri devono essere somministrati mangimi specifici, oltre a fieno ed erba medica, per supplire a carenze nutrizionali e dare energia. È molto importante provvedere all’apporto di sali e minerali che il cavallo in natura riesce a procurarsi, mentre in allevamento si trovano in concentrati o vengono dati separatamente tramite integratori. La frutta e la verdura contengono molti zuccheri che il cavallo fatica a digerire, perciò è importante dosare attentamente le quantità. Per quanto riguarda l’acqua, in natura l’erba provvede ad offrire la giusta idratazione in mancanza di acqua corrente; in allevamento il cibo proposto è prevalentemente secco ed è quindi necessario che il cavallo abbia sempre a disposizione acqua fresca e pulita.

2. Libertà dal disagio fisico e termico
Il cavallo è una preda e in natura è abituato a percorre lunghe distanze per due motivi fondamentali: ricerca di cibo e protezione dai predatori. Questo punto richiama l’importanza del diritto di vivere in un ambiente che sia accogliente, che protegga, che sia adeguato e che non sia fonte di disagio per l’animale. È necessario garantire al cavallo una struttura esterna come un paddock (singolo o di gruppo) recintato con erba, disponibilità di acqua e una zona d’ombra e un rifugio in modo che“come in natura” abbia la possibilità di muoversi, riposarsi ed avere rapporti con i suoi simili. Per quanto riguarda invece le strutture interne, i box devono avere dimensioni a norma di legge, una pavimentazione antisdrucciolo e lavabile e almeno una finestra. L’illuminazione deve essere naturale e bisogna garantire una buona ventilazione ed isolamento termico. Gli alloggi devono permettere i contatti visivi, olfattivi e acustici con simili e devono consentire al cavallo sia la posizione eretta che sdraiata in comodità. I box di gruppo, i box dei puledri e i box delle fattrici devono contenere gruppi armonici e/o famigliari. In generale ogni box deve avere un settore di alimentazione, un abbeveratoio e un confortevole settore di riposo con lettiera (truciolo, carta, paglia…). È importante che le zone di alloggio siano lontane da elementi di disturbo e che i materiali di costruzione siano sicuri per evitare di procurare ferite. L’igiene della lettiera, della mangiatoia, dell’abbeveratoio, dei pavimenti e delle superfici è fondamentale per evitare proliferazioni batteriche e disagi agli animali che necessitano di un ambiente pulito e asciutto. È molto importante sottolineare che con le normative vigenti il codice penale prevede come reati tutte le condizioni detentive che non rispettino i bisogni etologici non solo dei cavalli ma di qualsiasi specie!

3. Libertà dal dolore, dalle malattie e dalle lesioni
Per quanto riguarda questo punto è bene premettere che ogni allevatore, proprietario o gestore degli animali deve avere a disposizione un veterinario di fiducia al quale potersi rivolgere in qualsiasi situazione di bisogno medico. Questo però non vuol dire che non si possano prevenire o gestire situazioni sanitarie senza avere una laurea! Per quanto riguarda la prevenzione, l’allevatore deve garantire al cavallo buona e sana alimentazione, igiene degli ambienti, protezione dal freddo e dal caldo e provvedere all’organizzazione delle norme routinarie per la sua salute affidandosi a specialisti del settore (ferratura, vaccinazione, cure dentarie). Per quanto riguarda la gestione dei “piccoli traumi” è importante ricordare che la valutazione del dolore negli animali non può essere superficiale, né basarsi sulla diversità di manifestazione dello stato di sofferenza rispetto all’uomo. Per quanto riguarda “gravi traumi” invece, ignorare o sottovalutare il dolore percepito dall’animale, oltre ad essere una grave omissione, può determinare rischi per l’incolumità dello stesso e anche dell’uomo. Le diagnosi terapeutiche sono fondamentali e devono essere prese in considerazione per evitare accanimenti terapeutici, e valutare l’opportunità dell’eutanasia. Gli animali, come gli uomini, hanno diritto di vivere e morire in modo dignitoso.

4. Libertà dall’annullamento del comportamento “normale”
Come detto precedentemente, il cavallo è una preda e come tale tende a scappare da tutto ciò che identifica come pericolo. L’errore comune che fanno molti allevatori, partendo da questa asserzione, è di evitare di tenere i cavalli insieme per paura che si facciano del male. Questo è sbagliato. Il cavallo è sì una preda, ma anche un animale con fortissimo istinto gregario. In natura i branchi di cavalli comprendono numerosi elementi tra i quali l’armonia è mantenuta da ferrei rapporti gerarchici di dominanza, sottomissione e leadership. Il cavallo dominante è generalmente un maschio intero che ha accesso alle femmine e al cibo prima dei sottomessi, protegge il branco dai predatori e dai maschi intrusi. Il leader invece generalmente è la femmina più anziana e il suo compito è di guidare gli spostamenti del branco. In allevamento è difficile mantenere queste dinamiche attive, ma bisogna tenere a mente che l’isolamento sociale è fonte di notevole stress per questi animali. I branchi devono essere creati con pazienza e attenzione cercando di divedere gli animali in base al sesso e formare dei gruppi omogenei. Inevitabilmente si creeranno rapporti gerarchici che porteranno a scontri più o meno violenti; è importante quindi valutare con attenzione l’indole di tutti gli elementi prima che si imbranchino. L’immissione di un nuovo elemento è il momento più critico in quanto questo verrà sfidato dal capobranco e da tutto il gruppo unito. Per ovviare a questa problematica è utile che il nuovo arrivato si imbranchi prima all’elemento più docile e anziano in modo che faccia da tramite una volta riunitosi il gruppo. Per quanto riguarda i puledri è fondamentale che crescano in branco, prima insieme alle madri e una volta svezzati, isolate le fattrici, il gruppo sarà già consolidato. Gli stalloni sono gli elementi più impegnativi, rischiano di diventare molto aggressivi con i castroni e litigiosi tra di loro, ma non per questo devono essere relegati in box lontano da tutti! Valutando l’indole e il carattere caso per caso è importante garantire anche a loro rapporti sociali sicuri per evitare frustrazione che potrebbe portare allo sviluppo di stereotipie comportamentali.

5. Libertà dal “timore”
Questo punto tratta dello stress, che è stato già accennato precedentemente, e delle conseguenze che può avere sugli animali in allevamento. Lo stress indica una condizione negativa ed indesiderabile dell’organismo. È un meccanismo fisiologico evolutosi per garantire il mantenimento dell’omeostasi dell’individuo, facendo fronte alle minacce (agenti stressori) nei confronti della sopravvivenza e del benessere. Si parla di eustress (stress positivo) quando si ha la capacità di risposta da parte dell’organismo, questo tipo di stress è necessario e funzionale alla sopravvivenza. Il distress (stress negativo) si verifica invece quando il costo biologico dello stress distoglie risorse dalle funzioni fisiologiche e porta inevitabilmente ad una condizione di stress cronico, deficit immunitari e riproduttivi e manifestazione di moduli comportamentali ripetitivi senza alcun scopo o funzione, le stereotipie. Quali sono le cause principali di distress in allevamento? Tutto ciò che non rispetta le libertà naturali dell’animale, ossia cattiva o errata alimentazione, disagi ambientali, dolore ed isolamento/frustrazione sociale. Alcune stereotipie tipiche del cavallo che spesso troviamo in allevamento sono: il ballo dell’orso, self-grooming eccessivo, gioco con la lingua e mordere le sbarre. Fonte principale dei disturbi sociali e turbe comportamentali è purtroppo molto spesso conseguenza dell’errata manipolazione umana. Anche in questo caso è importante ricordare che il cavallo è una preda e l’uomo un predatore, perciò il rapporto parte inevitabilmente sbilanciato. Per questa ragione la manipolazione umana deve avvenire rispettando e gestendo nella maniera corretta i timori e le diffidenze dell’animale senza atteggiamenti morbosi e violenti che innescano panico e, nel caso peggiore, aggressività. La gestione corretta delle problematiche comportamentali del cavallo non garantisce solamente la sua salute psicofisica, ma anche lo sviluppo di un rapporto di fiducia e rispetto nei confronti dell’uomo che ne beneficerà nella convivenza e nel lavoro con lo stesso.

Analizzando le “5 libertà” non si può fare a meno di fare una considerazione etica; nonostante la naturale e profonda diversità tra uomo e cavallo, i bisogni che ne garantiscono il benessere sono i medesimi. Nutrizione, protezione, salute, socialità ed equilibrio. Non sarà dunque difficile rispettare questa semplice guida e anzi, potreste sorprendervi nello scoprirvi ancor più “eticamente corretti” una volta che accetterete di pensare a uomo e cavallo come individui che hanno, in essenza, lo stesso valore.

Fonte: www.galoppoecharme.it

HWIA

Horse Worldwide Ideas Association Associazione Sportiva Dilettantistica

Via Benedetto Marcello n. 23
20124 Milano, Italy

info@horsewia.com
C.F. 97845680152

©2019 Horse Worldwire Ideas Association - Privacy & Cookie Policy